Reply

Leggende di Carnevale, La leggenda di Arlecchino

« Older   Newer »
view post Posted on 19/1/2008, 22:03 Quote
Avatar

Member

Group:
Amministratrice
Posts:
746

Status:


LA LEGGENDA DI ARLECCHINO

image



C’era una volta un bambino, chiamato Arlecchino, molto povero che viveva
con la sua mamma in una misera casetta.
Arlecchino andava a scuola e, per carnevale, la maestra organizzò una bella festa
e propose a tutti i bambini della scuola di vestirsi in maschera.
I bambini accolsero l’idea con molto entusiasmo, parlavano dei loro vestiti coloratissimi
e bellissimi. Soltanto Arlecchino, solo, in disparte, non partecipava all’entusiasmo generale;
zitto, zitto, in un angolino, sapeva che la sua mamma era povera e non avrebbe
mai potuto comprargli un costume per quell’occasione!
Ma agli altri bimbi dispiacque vedere Arlecchino tanto triste, così ciascuno di loro decise
di portare alla sua mamma un pezzetto di stoffa avanzata dai loro costumi colorati.
La mamma lavorò tutta la notte, cucì fra loro tutti i pezzi diversi e ne fece un abito.
Al mattino Arlecchino trovò un bellissimo abito di tanti colori diversi.
Così, alla festa della scuola fu proprio lui la maschera più bella e più festeggiata…
e tutto questo grazie all’aiuto che i suoi compagni gli avevano dato.
Così, la leggenda ci racconta, nacque il costume di Arlecchino.


Myspace LayoutsGlitter GraphicsMyspace LayoutsMyspace Text Generator, Myspace GraphicsGlitter GraphicsGlitter GraphicsMyspace, Myspace CodesMyspace Codes


myspace layouts, myspace codes, glitter graphics

 
PM Email  Top
view post Posted on 23/1/2009, 21:59 Quote
Avatar

Member

Group:
Amministratrice
Posts:
746

Status:


LA LEGGENDA DELLO STRUFFOLO



Quando suonò il campanello, Pisolo si svegliò di soprassalto.

Chi mai si permetteva di infrangere la quiete della loro casetta nel bosco, in quei giorni di festa?

Eolo sbuffò: “Sarà un altro di quei dannati venditori di enciclopedie a rate. L’ultimo finì per comprarsi quella che avevamo in casa. A noi non serviva affatto”.

Quel bel tomo di Dotto, che leggeva in poltrona al lume di un fungo a forma di abat-jour, sollevò lo sguardo con compiacimento, per abbassarlo subito dopo con modestia.

Sulla porta era comparso un esserino piccolo, ma piccolo, e grassottello. La sua voce era una specie di pigolio.

“Aiutatemi, vi prego! A Natale tutti dovrebbero essere più buoni, e io, non per vantarmi, buono lo sono davvero. Invece la gente proprio in questi giorni con me diventa cattivissima. Mi insegue, mi annusa, mi palpa. Per favore, tenetemi qui con voi. E’ solo per qualche giorno: dopo l’Epifania, nessuno mi guarderà più fino al prossimo Natale”.

“Dio mio, come sei DOLCE! “ strillò Gongolo, dopo avergli stretto la mano, e aver assaggiato il liquido ambrato che gli era rimasto sulle dita. “E’ che scappando sono caduto in un barattolo di miele. Speravo che questo avrebbe scoraggiato i miei inseguitori, e invece no. Per fermarmi mi hanno tirato dietro di tutto: pezzi di zucca, di arancia e di cedro candito…..”

“Vedo, vedo - lo interruppe Brontolo, di malagrazia. - Ce li hai tutti appiccicati addosso, conficcati dentro tutto quel miele. Avresti bisogno di un buon bagno, per tutti i diavoli!”

“Vero, vero, vero” gridarono in coro, dal mare mieloso, i diavolilli colorati.

“Be’, che vogliamo fare ragazzi? Lo lasciamo entrare? Non vorrei avere dei guai con Bianca”, disse Gongolo.

“Ma no - intervenne Dotto. Fino a quel momento non aveva aperto bocca. - Vedrai che sarà contenta di averlo come ospite d’onore al pranzo di Natale, questa….pasta d’uomo”.

“Grazie, di cuore - fece l’esserino, abbassando il capo. Nell’atto di inchinarsi sembrava ancora più rotondo. “Vi prometto che non vi darò troppo fastidio…..in fondo si tratta di pochi giorni”.

“…..Troppo pochi”, mormorò Dotto, come soprapensiero.

“Cucciolo, fa’ riscaldare un po’ d’olio nella padella…..è quasi ora di cena.

E tu fatti avanti, una buona volta! Devi essere di strutto: entra, dunque. Questo Natale mangerai con noi: anzi, noi mangeremo con te. Sarai l’ottavo nano. Ti chiameremo….sì, ti chiameremo Struffolo”.

LA FAVOLA DI BURLAMACCO



La favola che segue fu presentata, nel 1999 durante la manifestazione d’apertura di quella edizione e pubblicata su Viareggio in Maschera dello stesso anno.

È stata scritta da Elisabetta Salvatori, già componente della commissione tecnico-artistica del Carnevale dal 1998 al 2002, facendosi apprezzare per la disponibilità e la capacità nel rendere veramente magico ogni suo intervento..

C’era una volta un disegnatore che voleva creare con le matite e la sua fantasia, una maschera di carnevale, per regalarla a Viareggio che era la sua città.
Si mise d’impegno e lavorò tutto il giorno, ma la maschera non venne fuori. Dopo cena di nuovo si mise al tavolo da disegno, ma inutilmente…

Poi guardò oltre la finestra che dava sul mare, finchè la stanchezza lo vinse e si addormentò.
Che strano!…Nel sogno del disegnatore c’era ancora il mare della sua città e maschere!!! Non una disegnata da lui, maschere conosciute, amate… C’era Puccinella, con il camicione bianco, Arlecchino, con cento toppe, Capitan Spaventa, con una gorgiera elegante, Pierrot con un solo bottone, Balanzone avvolto da un grande mantello e Rugantino, con un bel cappello rosso.

Le maschere giocavano e danzavano sulla spiaggia al ritmo d’una musica senza tempo. Poi la musica si fece sommessa, le maschere si fermarono e si voltarono verso l’unica finestra accesa nel cuore della notte. Era la finestra del disegnatore, e dietro ai vetri, s’intravedeva l’uomo assopito sui fogli. Allora le maschere si avvicinarono e riprendendo la danza si tolsero un elemento del proprio costume per regararlo al disegnatore e dar vita così ad una nuova maschera, nata dalla generosità delle maschere tradizionali.

Quando il disegnatore al mattino si svegliò, era tutto chiaro… il sogno andava solo disegnato.

E così in un giorno di sole, davanti al mare di Viareggio, dalla matita di un uomo che sapeva sognare, prendeva vita la più giovane delle maschere…sembrava un gioco, uno sberleffo, una burla… e forse proprio per questo la chiamò BURLAMACCO! E l’amo subito… e con lui l’amò tutta la città.

A Viareggio era nato un figlio, figlio della fantasia, del carnevale, di tutta la gente, quella gente che si sentì subito unita a Burlamacco e chiese al buon disegnatore di creargli una compagna che avesse il sapore di Viareggio e del suo mare, e gli restasse sempre vicina, magari come mascherina innamorata.
Il disegnatore guardò di nuovo oltre la finestra, vide un’onda infrangersi a riva, sorrise, e disegnò ONDINA che per sempre sarebbe stata la fedele compagna di Burlamacco.

E da allora furono baci e coriandoli!!!

RE CARNEVALE



Re Carnevale, sovrano forte e potente, governava un vasto regno con saggezza e somma giustizia. Le porte del suo palazzo erano sempre aperte e chiunque poteva entrare nelle cucine della reggia, fornite di cibi prelibati, e saziarsi a volontà. Ma i sudditi,invece di rallegrarsi di avere un sovrano così generoso, approfittarono del suo buon cuore e a poco a poco si presero tanta confidenza, da costringere il povero re a non uscire più dal suo palazzo per non essere fatto oggetto di beffe ed insulti. Egli allora,si ritirò in cucina e lì rimase nascosto,mangiando e bevendo in continuazione. Ma un brutto giorno,era sabato, dopo essersi abbuffato più del solito,cominciò a sentirsi male.



Grasso come un pallone,il volto paonazzo ed il ventre gonfio, capì che stava per morire; la sua ingordigia lo aveva rovinato. Tutto sommato era felice per la vita allegra che aveva condotto, ma non voleva andarsene così, solo, abbandonato da tutti, proprio lui, il potente Re Carnevale. si ricordò allora di avere una sorella, una bella donnina fragile, snella e un pò delicata, ( eh sì era davvero diversa quella sorella di nome Quaresima!) che lui, un giorno, aveva cacciato di corte. La mandò a chiamare e lei, generosa, accorse; gli promise di assisterlo e farlo vivere altri tre giorni, domenica, lunedì e martedì, ma in cambio pretese di essere l'erede del regno. Re Carnevale accettò e passò gli ultimi tre giorni della sua vita divertendosi il più possibile. Morì la sera del martedì e sul trono, come precedentemente avevano stabilito, salì Quaresima; prese in mano le redini del regno e governò il popolo con leggi dure e severe, ma in fondo benefiche.





Myspace LayoutsGlitter GraphicsMyspace LayoutsMyspace Text Generator, Myspace GraphicsGlitter GraphicsGlitter GraphicsMyspace, Myspace CodesMyspace Codes


myspace layouts, myspace codes, glitter graphics

 
PM Email  Top
1 replies since 19/1/2008, 22:03
 
Reply